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Bashâr al-Asad al potere (2000-2004)




"In un periodo di grande destabilizzazione regionale, in primis per l’Iraq, il presidente Bashār ha cercato di prevenire esplosioni di malcontento da parte della comunità curda in Siria. È stato il primo presidente siriano a compiere un viaggio ufficiale (agosto 2002) nelle aree curde, dove ha incontrato numerosi esponenti curdi, preso in considerazione le loro richieste e ribadito che i curdi sono parte integrante della storia siriana. È un segnale che Damasco cerca di consolidare l’unità nazionale per timore che la minoranza curda, finora considerata debole e disorganizzata, possa creare instabilità interna con la richiesta dei diritti curdi e cooperando con il movimento emergente della società civile (Galletti 2004, pp. 288-289). 
Gli esponenti curdi siriani hanno cavalcato l’aumentato peso politico dei curdi iracheni per aprire un dialogo con il governo per ottenere i diritti culturali e sociali. Nell’ottobre 2002, in una lettera aperta al presidente siriano Bashār al-Asad, i cinque partiti curdi che formano l’Alleanza democratica curda di Siria (ADCS) hanno chiesto la restituzione a oltre duecentomila curdi delle carte di identità ritirate nel 1962. 
Il 10 dicembre 2002, centocinquanta curdi hanno manifestato davanti al parlamento siriano per domandare alle autorità di “rivedere la loro politica discriminatoria” nei confronti della popolazione curda. Il partito curdo Yekîtî chiede alle autorità siriane di “togliere le barriere sulla lingua e cultura curde e riconoscere l’esistenza della nazione curda nel quadro dell’unità del paese”. Due giorni dopo, due degli organizzatori, Hasan Salāh e Marwān ‘Othmān, sono stati arrestati e condotti al tribunale militare con l’accusa di appartenenza a un partito proibito. ‘Othmān viene condannato a tre anni di carcere per separatismo e viene liberato dopo quattordici mesi e mezzo di prigione.
Dal 12 al 17 marzo 2004 a Qamishli ci furono scontri tra le forze dell’ordine e tribù arabe da un lato e i curdi dall’altro, causando venticinque vittime secondo il bilancio ufficiale, una quarantina di morti e duemila arresti secondo i curdi. Studenti sospettati di essere dissidenti sono stati espulsi dalle università, tre curdi sono morti in carcere sotto tortura.
Gli scontri sono iniziati a una partita del campionato nazionale di calcio tra la squadra locale curda al-Jihād e quella araba al-Futūa’ della città di Deyr al-Zor. I sostenitori di quest’ultima sono sfilati per le strade di Qamishli scandendo slogan ostili ai dirigenti curdi iracheni e brandendo ritratti di Saddām Husayn. I curdi sventolavano la bandiera curda e inneggiavano al presidente Bush. Gli scontri sono continuati nello stadio dove, secondo i curdi, le forze dell’ordine avrebbero aperto il fuoco su di loro. Il 13 le tensioni hanno raggiunto i villaggi e cittadine del circondario; le manifestazioni di protesta contro la polizia sono dilagate anche ad Hasakah, ma a Qamishli sono degenerate con l’incendio dell’edificio delle dogane. Dei villaggi curdi sarebbero stati attaccati dalle tribù arabe. Le tensioni si sono estese ai quartieri curdi di Damasco e ad Aleppo (16 marzo), con scontri tra curdi e polizia in una strada del quartiere Asharafiyyah, dove centinaia di curdi commemoravano il massacro con le armi chimiche di cinquemila curdi ad Halabja nel Kurdistan iracheno nel 1988 (Middle East International, n. 725, 14 May 2004, p. 16). In numerosi paesi europei gli emigrati curdi hanno manifestato la loro solidarietà con manifestazioni davanti alle ambasciate siriane. 
Ci sono stati numerosi incontri tra funzionari e personalità curde per trovare una soluzione politica a questi fermenti. I curdi, “nel quadro dell’integrità territoriale del paese”, chiedono il controllo amministrativo dell’area curda, il riconoscimento dell’identità curda nella costituzione siriana, il riconoscimento della loro lingua e cultura, la concessione della cittadinanza a circa 235.000 curdi che, pur vivendo in Siria da generazioni, sono privi dei diritti civili nel quadro pur vivendo in Siria da generazioni, sono privi dei diritti civili nel quadro della politica bathista di arabizzazione forzata della Giazira negli anni sessanta. Chiedono l’insegnamento della lingua curda nelle scuole, anche se alcuni docenti la insegnano clandestinamente a gruppi che seguono le lezioni nelle abitazioni (il fenomeno è presente soprattutto ad Aleppo). I partiti curdi sono nella clandestinità. In lingua curda sono pubblicate solo le poesie, che sono tollerate e non sono proibite ufficialmente. 
Le autorità hanno connesso questi scontri a “idee importate” dall’estero per destabilizzare il paese. Temono che lo scoppio dell’Iraq abbia ripercussioni con tensioni etniche e religiose in Siria. Durante una visita a Damasco, la prima di un esponente della diplomazia irachena in Siria dopo la caduta del regime di Saddām Husayn, il ministro degli esteri iracheno, il curdo Hoshyar Zibārī, ha incontrato Bashār al-Asad e il suo omologo siriano, Farūq al-Sharā’, negando ogni coinvolgimento iracheno e affermando: “È una questione interna siriana. Confido che i dirigenti siriani trattino questo problema in modo da rafforzare l’unità nazionale siriana e l’uguaglianza tra le diverse componenti del popolo siriano” (Institut Kurde de Paris, Bulletin de liaison et d’information, n. 228, mars 2004, p. 5).

Come gesto di buona volontà circa trecento curdi arrestati a marzo sono stati scarcerati a maggio. Si segnala che l’ex ministro della difesa Mustafà Tlās, dopo aver lasciato l’incarico (12 maggio 2004), ha avuto un ruolo di mediazione nel conflitto tra curdi e governo; in un’intervista rilasciata al quotidiano al-Hayat (21 maggio) ha rivelato che il presidente Bashār concederà la nazionalità a ventimila curdi riconosciuti come siriani mentre non sarà data agli altri duecentomila perché provenienti da Iraq e Turchia. 
Nel contesto siriano, i curdi sono diventati un nuovo polo di opposizione al sistema locale e si inseriscono in una dinamica di cui bisogna tener conto. Ad esempio, l’ex vicepresidente ‘Abd al-Halīm Khaddām incontrava regolarmente i capi delle tribù arabe dell’Iraq settentrionale per discutere i problemi comuni, ma non invitava le tribù curde. E questo ha esacerbato l’animosità tra i funzionari siriani e gli esponenti curdi. Il governo ha iniziato ad armare le tribù arabe nella Giazira (Middle East International, n. 722, 2 April 2004, p. 24)."
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"Il congresso (11 novembre 2003)  ha anche invitato il governo ad accordare la nazionalità siriana a circa 225.000 curdi senza cittadinanza e a promuovere lo sviluppo della regione curda. È un passo importante perché rompe un tabù, poiché sui diritti curdi è stato imposto il silenzio per decenni. Ma la situazione curda esplode nuovamente a Qamishli, quando una sessantina di giovani sono arrestati (5 giugno) dopo una manifestazione in cui chiedevano le cause del decesso di un influente esponente religioso curdo, shaykh Ma‘shūq Khaznāwī, un moderato che sosteneva il dialogo tra arabi e curdi, e tra le varie componenti dell’Islam. Secondo alcuni gruppi curdi sarebbe stato rapito a Damasco, torturato e assassinato dalle forze di sicurezza siriane, mentre le autorità attribuiscono l’omicidio a estremisti islamici."


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